Nell’anniversario dal quel tragico evento, il presidente del Gruppo Pd in Regione Stefano Caliandro, fa un bilancio della ricostruzione

“La data del 20 maggio 2012 marca il ricordo di un trauma che ha profondamente segnato una terra tenace e produttiva come l’Emilia-Romagna. Da allora non si è mai smesso di adempiere a quell’opera morale e materiale di ricostruzione di cui oggi è doveroso dare un primo rendiconto”. Così commenta il presidente del Gruppo Pd in Regione, Stefano Caliandro, il quinto anniversario del terremoto che ha colpito l’Emilia.
“Sono passati cinque anni e il primo pensiero va innanzitutto a chi non c’è più, alle vittime e alle loro famiglie, ha chi ha perso tutto. Vittime nella maggior parte dei casi della scossa del 29 maggio, quei lavoratori e imprenditori sorpresi da un nuovo terremoto mentre si adoperavano per rimettere su capannoni e aziende piegate dalle prime scosse della settimana precedente, segno dell’operosità di una terra che si è messa subito in moto per ricominciare: alle loro famiglie va l’abbraccio dell’intera comunità regionale.”
“Da allora tante cose sono state fatte ed è ancora viva la consapevolezza che molto lavoro dovremo continuare a fare. Rispetto ad altre vicende tragiche che hanno stravolto territori del nostro
Paese, la specificità dell’emergenze che dovemmo affrontare fu senza dubbio la ricostruzione del primo “terremoto industriale”, così come venne subito definito dai media: il bilancio che oggi possiamo trarre vanta dei segnali positivi che non erano affatto scontati – prosegue Caliandro -. In quelle terre si temeva la fuga delle aziende di eccellenza mondiale che non solo sono state messe nelle condizioni di riuscire a risollevarsi, ma che oggi stanno producendo nuova ricchezza rispetto alla fase pre-terremoto, come testimoniato dalle recenti rilevazioni sul Pil. Ed è indubbio che ciò sia stato possibile grazie alla presenza di una comunità forte e coraggiosa, fatta di uomini e donne tenaci e ostinati, innamorati della propria terra e del proprio lavoro, di Istituzioni ben strutturate, di una solidarietà inaspettata, di imprenditori e lavoratori impavidi”.
“Il terremoto dell’Emilia è stato caratterizzato dalla distruzione di simboli, quali splendidi centri storici, e dalla devastazione di un sistema produttivo tra i più avanzati in Italia e in Europa. Due situazioni estreme che possono considerarsi rappresentative di quella che è stata la complessità delle problematiche affrontate in questi 5 anni. Questo ci ha posto di fronte a sfide inedite, inaspettate, nuove negli strumenti e nella progettazione della comunità. Pensiamo ad esempio alle “zone rosse” nei centri storici, che ora dopo 5 anni finalmente possiamo porre al centro della ricostruzione, dopo aver provveduto a chiudere tutti i Map (moduli abitativi provvisori), ad aver ripristinato 417 scuole e averne costruite 118 nuove, ad aver fatto ripartire il lavoro. Tutelando la ricostruzione con le antenne ben dritte in termini di anticorpi ad infiltrazioni criminali, perché nell’emergenza non venissero meno gli standard di civiltà e legalità che hanno sempre caratterizzato la nostra terra.”.
“C’è ancora da fare, ma abbiamo il dovere di riconoscere che ad oggi è stato fatto un lavoro importante, complesso. Il nostro impegno sarà quello di proseguire con tenacia, affinché in tempi brevi si possa ritrovare quella serenità che caratterizzava l’Emilia prima di quella ferita e che oggi ci permette di andare orgogliosi di questa straordinaria comunità”.