Aderire formalmente alla “Carta dei Diritti della Bambina” proposta dalla Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari, e divulgare il documento valorizzando le politiche per la parità e contro le discriminazioni di genere della Regione Emilia-Romagna, è il senso della risoluzione discussa dalla prima firmataria dem Francesca Marchetti ed approvata all’unanimità questa mattina in Commissione Parità presieduta dalla consigliera Roberta Mori.

 

«L’obiettivo di questa Carta è quello di formare culturalmente bambine e bambini al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e l’eliminazione di ogni forma di violenza e di discriminazione di genere – spiega la consigliera regionale –. Sono necessari percorsi educativi, che coinvolgano le strutture pubbliche, mirati al rafforzamento dei diritti femminili legati alla salute, all’istruzione e al ruolo economico-sociale, nell’ottica di una crescita sana, consapevole, libera da ogni forma di violenza. Bisogna infatti ribadire il concetto di garantire alle bambine le stesse opportunità dei coetanei maschi».

 

Di recente la FIDAPA ha redatto una versione aggiornata della “Carta dei Diritti della Bambina”.

«La Federazione si propone di divulgare il documento e la nostra Regione adottando formalmente la Carta – prosegue Marchetti –, che si inserisce in modo coerente nelle strategie politiche di uguaglianza tra i sessi, di superamento degli stereotipi discriminanti e di empowerment femminile, già disegnate dalla Legge quadro per la parità del 2014, si pone l’obiettivo di far conoscere alla bambina, quali sono i suoi diritti ed abbattere il muro della discriminazione di genere. Come istituzioni, assumiamoci la responsabilità di aiutare nella crescita quelle giovanissime donne che in futuro saranno sempre più chiamate a ruoli chiave per il Paese».

 

Questa attenzione alle pari opportunità della Regione viene confermata anche dalla Presidente della Commissione Roberta Mori: «L’Emilia-Romagna prosegue nell’impegno dell’affermazione dei diritti e del rispetto delle differenze nella convivenza civile, valorizzando tutte le associazioni impegnate nella promozione della soggettività femminile delle bambine, delle ragazze e di tutte le donne in tempi così feroci di propagazione di odio».