Oltre trenta consiglieri, in rappresentanza di Pd, LN, Sel, M5s, FI, Fdi-An, hanno depositato una risoluzione che indica alcuni precisi impegni della Giunta. Prima firmataria Luciana Serri (Pd)

Da alcuni mesi è in atto il tentativo, da parte della Commissione Europea Direzione generale Agricoltura e sviluppo rurale, di rivedere il vigente regolamento che tutela i vini Dop e Igp e che riguarda in particolare tutte quelle denominazioni di vini, registrate e quindi protette già a partire dagli anni Sessanta e Settanta, che vedono la Dop costituita dal nome del vitigno autoctono affiancato dal nome della regione geografica. È noto come le uve Lambrusco siano coltivate principalmente in Emilia-Romagna e Lombardia nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Mantova. Rivedere il regolamento implica una serie di conseguenze negative, per tutta la viticoltura italiana con poche esclusioni, in evidente contrasto con alcuni dei principali cardini della strategia Europa 2020. In particolare, la potenziale proliferazione di etichette a livello comunitario, con conseguente danno alla tutela del consumatore rispetto alla chiarezza di informazioni sui prodotti e le filiere produttive; inoltre, il danno in termini di competitività e strategie di crescita ai sistemi territoriali che hanno investito nella tutela, nella valorizzazione e nella promozione dei propri patrimoni varietali e della biodiversità.

Perciò, oltre trenta consiglieri regionali, prima firmataria Luciana Serri (Pd), in rappresentanza di Pd, Ln, Sel, M5s, Fi, Fdi-An, hanno depositato una risoluzione che indica alcuni precisi impegni della Giunta regionale.

Primo: vanno intensificate le azioni di opposizione alla proposta di liberalizzazione favorendo il coordinamento delle diverse iniziative già intraprese da Regione, ministero, parlamentari europei, rappresentanze dei produttori e dai consorzi per una piena, effettiva e definitiva tutela del carattere locale e della peculiarità del vitigno Lambrusco oltre che delle produzioni vinicole DOP e IGP che da esso prendono il nome, rafforzandone il vincolo reciproco e con il territorio di cui sono originarie e scongiurando il rischio di un pronunciamento giudiziale che li privi della adeguata protezione. Secondo: sostenere, in accordo con gli enti locali e gli altri soggetti interessati, la tutela della produzione del vino Lambrusco attraverso il riconoscimento a livello comunitario europeo. Terzo: continuare a sostenere la promozione della filiera agroalimentare regionale in termini di qualità, sicurezza e tipicità.

Nella risoluzione, si afferma che la produzione di vino a partire da vitigni di Lambrusco è accertata nella zona emiliana e mantovana da millenni, e appartiene perciò a pieno titolo al patrimonio storico e culturale di questa regione, al punto tale da esserne elemento caratterizzante e distintivo. La filiera vitivinicola del Lambrusco è oggi costituita da un panorama di imprese di diverse dimensioni: circa 8000 aziende viticole, 20 cantine cooperative, 48 aziende vinicole, con più di 1000 addetti. Questa realtà è supportata dal grande numero di operatori specializzati che lavorano in ciascun settore della produzione e che conferiscono a questo distretto manifatturiero un carattere altamente innovativo e all’avanguardia, tanto da aver permesso al Lambrusco di diventare, negli ultimi vent’anni, il vino italiano più apprezzato ed esportato nei mercati internazionali, raggiungendo cinquantadue Paesi in cinque continenti.

Ecco l’elenco completo dei firmatari della risoluzione: Serri (Pd), Delmonte (Ln), Torri (Sel), Foti (Fdi-An), Bertani (M5s), Bagnari (Pd), Lori (Pd), Cardinali (Pd), Caliandro (Pd), Poli (Pd), Rontini (Pd), Soncini (Pd), Boschini (Pd), Mori (Pd), Bignami (Fi), Campedelli (Pd), Taruffi (Sel), Bessi (Pd), Iotti (Pd), Calvano (Pd), Paruolo (Pd), Pompignoli (Ln), Prodi (Pd), Mumolo (Pd), Sensoli (M5s), Sassi (M5s), Tarasconi (Pd), Francesca Marchetti (Pd), Gibertoni (M5s), Sabattini (Pd), Ravaioli (Pd).