Approvata in Regione Emilia-Romagna una risoluzione a sostegno del recupero dei beni confiscati alla mafia. Francesca Marchetti: “Fondi del Pnrr anche alle Regioni del centro-nord”

 

“I fondi del Pnrr per il recupero dei beni confiscati alle mafie non dovrebbero andare solo al Sud ma anche alle Regioni del centro-nord”. A sostenerlo è la Presidente della Commissione Legalità Francesca Marchetti nella risoluzione approvata ieri, senza nessun voto contrario, in Regione Emilia-Romagna, relativa proprio al tema. Nell’atto di indirizzo politico la dem ha chiesto alla Regione di attivarsi a livello nazionale affinché la destinazione delle risorse del Pnrr avvenga in modo equo in tutte le Regioni, compresi i territori emiliano-romagnoli, in modo da sostenere il recupero dei beni immobili confiscati e le progettualità di riutilizzo degli stessi.

“Sono ben 46.592 i beni confiscati alla criminalità organizzata a livello nazionale tra immobili e aziende, e quasi un terzo risulta concentrato nelle regioni italiane del centro-nord; tuttavia, i fondi del Pnrr per il loro recupero sono stati destinati esclusivamente alle regioni del sud Italia, non considerando l’effettiva consistenza e distribuzione del fenomeno – spiega Marchetti –. In Regione Emilia-Romagna prosegue da tempo l’impegno nella promozione della cultura della legalità e prevenzione del crimine organizzato. Di recente abbiamo infatti destinato circa 3 milioni di euro per la promozione della legalità e della sicurezza e vogliamo proseguire nel porre attenzione sui beni confiscati alle mafie, essendo anche la prima Regione del centro-nord ad avere un Piano strategico per i beni confiscati alla criminalità”.

Ad oggi, sono 163 i beni immobili confiscati in Regione Emilia-Romagna e sempre in attuazione della legge regionale 18 del 2016, viene promossa la nascita di osservatori locali che si occupano di criminalità organizzata e mafiosa, e dunque di beni immobili confiscati, nonché di fenomeni similari.

“Accanto alle tante valide esperienze in cui gli immobili confiscati hanno trovato corretto ed efficace utilizzo, esistono numerosi altri casi in cui la destinazione e la consegna dei beni agli enti locali non ha ancora determinato una loro valorizzazione. – spiega Marchetti – Spesso infatti questi immobili, risultano impignorabili, non sequestrabili, e perciò non possono essere attivati mutui da parte delle amministrazioni per la loro ristrutturazione; o ancora l’abusivismo totale o parziale, la non conformità alla normativa ambientale o di sicurezza, la mancanza dei requisiti di abitabilità e altre condizioni di degrado, ostacolano il percorso della loro valorizzazione, ecco perché ritengo opportuno un coinvolgimento nazionale sul tema”.