La consigliera dem: “Test genomici sono aiuto fondamentale per individuare la cura più appropriata nelle pazienti con prognosi incerta”

«Gli studi e la pratica clinica ci dicono oggi con evidenza che i test genomici possono aiutare ad individuare la cura più efficace ed appropriata per ridurre il rischio di ricaduta nelle pazienti con carcinoma invasivo della mammella allo stadio iniziale e con prognosi incerta, preservando quando possibile dagli effetti collaterali della chemioterapia e dalle sue conseguenze sulla qualità della vita.» Lo dichiara la Consigliera regionale Roberta Mori, firmataria di una risoluzione PD approvata oggi in Assemblea legislativa.

La Risoluzione del Partito Democratico, votata in Aula all’unanimità, impegna la Giunta a valutare l’utilità dell’impiego dei test genomici nei singoli ambiti della pratica clinica e a farsi parte attiva affinché la “Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale includa nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) il rimborso dei test per le pazienti con carcinoma invasivo della mammella in stadio iniziale”; inoltre, l’atto chiede di inserire i test nel Nomenclatore tariffario regionale per rendere questa opportunità fruibile e gratuita, fin da subito, a tutte le pazienti idonee residenti nel territorio regionale, coinvolgendo i Centri di Senologia nella predisposizione di uno specifico protocollo. 

Intervenendo in Aula Roberta Mori ha ricordato che ottobre è il mese della campagna nazionale per la prevenzione del tumore al seno. «Nonostante la pandemia e una Sanità inevitabilmente stressata dalle misure anti Covid, sono ripartiti gli screening oncologici di massa che tanto hanno fatto per ridurre interventi e mortalità tra le donne, – rimarca la Consigliera Dem – perciò l’impegno per la prevenzione dovrà essere massimo nell’intercettare sia i primi segnali che i rischi successivi.»

In Italia circa 800mila donne hanno o hanno avuto un tumore del seno, pari a circa il 44% di tutte le pazienti che convivono con una pregressa diagnosi di tumore. «A loro – sottolinea Mori – va offerta la possibilità di essere informate e di accedere consapevolmente a test che contribuiscono a valutare l’aggressività e il rischio di recidiva, soprattutto stimando le probabilità che la chemioterapia sia, o meno, di reale beneficio. Le donne, già provate da un passaggio di vita drammatico, devono essere certe di poter contare su tutti gli strumenti prognostici più avanzati nell’ambito di un sistema sanitario di grande qualità, professionalità e umanità come abbiamo sperimentato durante l’emergenza pandemica.». Inoltre in molti Paesi europei è prevista la rimborsabilità dei test multigenici con fondi dedicati alla diagnostica innovativa. E «anche in Italia, alcune Regioni hanno deliberato in questo senso», sottolinea.

Si tratta insomma di un passo avanti concreto nelle diagnosi precoci in Emilia-Romagna, che è reso possibile grazie ai risultati delle sperimentazioni condotte a livello nazionale e internazionale. «Nel 2011 la nostra Regione aveva già valutato specifici test, ma a quel tempo le evidenze erano molto scarse, – conclude la Consigliera reggiana – mentre oggi i dati sono assai più significativi, tanto da consentire di stimare una riduzione del 50% dell’indicazione alla chemioterapia nelle pazienti allo stadio iniziale e a rischio.»