Se c’è un modo per rendere impossibile il confronto è quello di scadere sul piano meramente ideologico.

Mettere in contrapposizione la realizzazione dell’autostrada regionale Cispadana con la manutenzione della viabilità esistente è scorretto perché quella contrapposizione non esiste. Dire che il piano Italia Veloce redatto dal ministro Paola De Micheli serve a fare delle autostrade e non a intervenire sul ferro e sui porti è disonesto intellettualmente. Chi pone le questioni in questi termini fa un torto anche alle ragioni di chi chiede approfondimenti sulle grandi opere pubbliche e non serve davvero a nessuno.

Per il futuro suggerisco alla collega Giulia Gibertoni di abbandonare certi toni ed essere maggiormente aderente alla realtà.

Rispetto alla Cispadana: quel collegamento autostradale serve ed è un bene che De Micheli lo abbia inserito nell’elenco delle opere strategiche.

Era il 2011 quando, come sindaco di Luzzara, ho firmato – dopo una discussione trasparente in consiglio comunale e la successiva autorizzazione – il protocollo d’intesa con cui si definivano le tante opere migliorative del traffico in attraversamento ai nostri paesi che saranno realizzate insieme all’autostrada. Quasi dieci anni fa.

Nel frattempo camion e auto continuano ad intossicare i nostri centri abitati. Le aree in fregio alle strade più trafficate sono sempre più degradate. I paesi sono tagliati in due. Così come lungo l’autostrada A1 ci si blocca in code interminabili che generano sempre più inquinamento.

Partiamo da questo dato di realtà per discutere.

E confrontiamoci tenendo presente anche l’iter di analisi, revisione dell’opera, passaggi autorizzativi che già è stato svolto: nel 2011 il via libera al progetto preliminare, nel 2012 il deposito del definitivo e dello studio di impatto ambientale, nel 2013 la sospensione della conferenza dei servizi, nel 2017 il provvedimento di compatibilità ambientale con prescrizioni e nel 2019 la modifica del progetto definitivo in ottemperanza al decreto di Via e l’avvio delle sedute dell’osservatorio ambientale. Perché disconoscere questo iter? Farlo significa ingenerare una sbagliata sfiducia verso le istituzioni e quel sistema di controlli che stanno a monte di un’opera, la sottraggono all’arbitrio, a tutela dei cittadini.

Emerge da tutti questi passaggi la necessità dell’opera che collegherà meglio i territori di Parma, Reggio, Modena e Ferrara dentro a quel corridoio est-ovest con l’Adriatico, favorendo i flussi delle merci dirette al porto di Ravenna. Migliorare la scorrevolezza dei flussi significa ridurre l’inquinamento e migliorare l’aria in quei paesi – Parma, Torrile, Sorbolo, Mezzani, Luzzara, Brescello, Bondeno – interessati dalla viabilità complementare.

Quella autostrada avrà ricadute positive anche sull’economia di una zona della nostra regione da sempre zavorrata dalla assenza di infrastrutture di collegamento.

L’intero piano Italia Veloce si muove su più livelli con obiettivi differenti e tutti fondamentali: investire per completare la rete stradale dove è necessario, accelerare con molte risorse sulla mobilità sostenibile delle persone e nelle aree metropolitane (basta scorrere l’elenco licenziato dal Ministero per rendersi conto di quanto si punti con forza sul ferro e sul rinnovo della mobilità metropolitana), rilanciare i porti d’Italia. Duecento miliardi di euro per rilanciare l’economia del nostro Paese e migliorare l’ambiente: per l’Emilia-Romagna sono 7 miliardi di opere accelerate grazie al decreto ‘Semplificazione’. Un piano ambizioso: esattamente quello che serviva.

Andrea Costa
Capogruppo Pd Commissione III – Territorio, Ambiente, Mobilità