Risoluzione Pd presentata da Mumolo e Mori per chiedere di fermare la tratta delle donne curde in Libia

Un gruppo di centinaia di donne curde, nel 2018, è stata rapita ad Afrin in Siria. Sono poi state deportate in Libia, per essere ridotte a schiave sessuali dei combattenti libici pro turchi. Un vicenda agghiacciante che è emersa di recente quando la deputata turca Tulay Hatimogullari del pro-Kurdish Peoples’ Democratic Party (HDP), ha chiesto al Parlamento turco di aprire un’inchiesta sulla sparizione di queste donne e di fare luce sulla loro sorte.

Anche i Consiglieri Pd in Regione Emilia-Romagna si sono attivati per chiedere attenzione e chiarezza su questo sconcertante crimine. Con una risoluzione presentata da Antonio Mumolo e Roberta Mori si richiama il fenomeno della tratta di esseri umani soprattutto in zone di conflitto.

“Un impegno forte e definitivo per far cessare la tratta, la schiavitù sessuale e le indicibili violenze cui sono sottoposte le donne curde, unitamente alla promozione e consapevolezza, attraverso programmi di cittadinanza attiva ed educativi, di tutela e rispetto dei diritti umani” è quanto si chiede nella risoluzione.

“Dall’inizio della guerra civile siriana – ricordano i consiglieri democratici – sembra che rapimenti, stupri, uccisioni e sparizioni delle donne curde, sia nella Siria del nord che in Turchia, siano stati perpetrati dall’Isis e dai mercenari supportati dalla Turchia, mercenari che negli ultimi mesi sono stati trasferiti a migliaia in Libia per mezzo di navi turche e con loro le donne curde (arrestate senza ragione, rapite dalle loro case e vendute come schiave sessuali e messe a disposizione di questi mercenari)”.

“Le vittime del traffico di esseri umani comprendono addirittura 12 milioni di bambine e bambini nel mondo. A ogni livello bisogna proseguire e rafforzare l’azione umanitaria, di cooperazione internazionale e promozione dei diritti fondamentali delle persone, delle donne e dei minori nel territorio dell’Unione europea e nelle zone del mondo dove sono violati, mantenendo alta l’attenzione in particolare sull’attuazione delle convenzioni Onu ed europea di Istanbul in materia di violenza contro le donne” concludono.