Discriminazioni religiose, il Pd in Regione chiede di approfondirle: “Tutte le persecuzioni devono essere oggetto di valutazione e conoscenza”. Mori e Maletti: “Non discriminiamo tra discriminati come chiede il centrodestra, non esistono morti di serie A o B nel mondo, per motivi religiosi”

 

“Non esistono discriminazioni di serie A e B, per questo non accettiamo la proposta di Forza Italia di costituire un intergruppo dell’Assemblea Legislativa per la ‘tutela della libertà religiosa dei cristiani perseguitati nel mondo’. Questo è quanto si leggeva nella risoluzione presentata dalla consigliera Castaldini in Commissione Parità, alla quale ci siamo opposti. Piuttosto, vogliamo rilanciare e chiedere che se un intergruppo si farà, esso si occupi di tutte le discriminazioni religiose. Siamo in uno Stato laico, la comunità emiliano-romagnola è composita e non vogliamo limitare la discussione alle discriminazioni subite dai cristiani. Per noi, tutte le discriminazioni per motivi religiosi sono egualmente odiose e devono essere condannate” è questa la sintesi della posizione espressa durante il dibattito dalle consigliere dem Roberta Mori e Francesca Maletti.

Roberta Mori, a nome del Gruppo PD ha chiesto al Presidente della Commissione Amico di promuovere un’audizione di approfondimento per l’illustrazione dei dati sulle persecuzioni per motivi religiosi nel mondo, in particolare di quelli relativi alla specificità delle persecuzioni femminili, spesso di carattere multiplo e seriale oltre che religioso.

“L’appartenenza religiosa ancora oggi muove scontri e conflitti tra i popoli. Per quanto ci riguarda è il tempo del dialogo e della conciliazione, ed è giunto il tempo della condanna di tutte le violenze. Proprio di recente, a Baghdad, – ricorda Mori – è stato lo stesso Papa Francesco a richiamare come odio e violenza siano incompatibili con la religione, qualsiasi religione”.

La consigliera Francesca Maletti è intervenuta a sostegno della posizione già espressa da Mori. “L’umanità intera va rispettata nella libertà di professare la propria religione. Non discriminiamo tra i perseguitati e i morti per la religione che professano. A noi interessa la libertà di ognuno di vivere la propria fede e approfondire i fenomeni di discriminazione religiosa senza porre paletti che in uno Stato laico e di diritto appaiono pericolosi”.