Il consigliere dem ha depositato una interrogazione per chiarire i termini della partecipazione di Amco

Forte preoccupazione desta la vicenda legata alla vendita del gruppo Ferrarini, una delle eccellenze della salumeria italiana, ora in concordato. Per questo il consigliere Luca Sabattini chiede, in un’interrogazione, che si attivi la Giunta Regionale per chiarire i termini della partecipazione di Amco, società pubblica controllata interamente dal Ministero delle Finanze, nella cordata che fa capo alla famiglia Ferrarini e al Gruppo Pini, su cui incombe tra l’altro una possibile istruttoria europea per aiuti di Stato.

 Rischia di complicarsi la vicenda che vede coinvolti uno dei marchi più noti dell’agroalimentare che si trascina da più di un anno. E’ da febbraio 2019, infatti, che –  a seguito di una forte esposizione debitoria,  Ferrarini ha depositato la prima proposta concordataria, che prevedeva l’impegno del Gruppo Pini, divenendo al contempo titolare dell’80% della Ferrarini Holding s.r.l.  Ad inizio maggio, il tribunale di Reggio Emilia, ha accolto la rinuncia di Ferrarini alla domanda e alla proposta concordataria iniziale, concedendole altri 60 giorni per la presentazione di una nuova proposta, che vede l’ingresso tra i partner, oltre al Gruppo Pini, della società pubblica AMCO SpA.

“Stando a quanto si apprende dalla stampa – ricostruisce il consigliere nell’interrogazione – sia il titolare della società Piero Pini sia il figlio appaiono coinvolti in indagini per gravi illeciti (evasione fiscale e associazione a delinquere) in Spagna, Polonia e Ungheria. Pertanto “La decisione della società a partecipazione pubblica Amco SpA di contribuire alla costruzione di una seconda proposta concordataria del medesimo gruppo, suscita diversi interrogativi relativi all’opportunità per una società pubblica di aderire ad una cordata, considerando anche che è stata depositata una denuncia presso la Dg Competition della Commissione Europea, che potrebbe decidere di aprire un’istruttoria in ambito UE e, conseguentemente, segnare una battuta d’arresto nel processo di salvataggio dell’azienda”.

Da rilevare inoltre che per il salvataggio del gruppo, oltre alla cordata facente capo alla famiglia Ferrarini e al Gruppo Pini, si è presentata anche una seconda cordata, (che fa capo a Intesa SanPaolo e Unicredit quali banche proponenti e Gruppo Bonterre – Grandi Salumifici Italiani, Opas e HP in qualità di partner industriali) che ha chiesto di depositare una proposta concordataria concorrente.

“La proposta della seconda cordata, – spiega Sabattini – ha manifestato tra gli obiettivi primari, il sostegno della produzione italiana per contrastare il fenomeno dell’italian sounding, ovvero della carne straniera spacciata per italiana, evidenziando l’assoluta necessità di evitare il rischio di delocalizzazione dell’azienda che, in questa fase, rappresenterebbe un duro colpo per il mercato italiano. Delocalizzazione che potrebbe costituire un rischio concreto, nel caso della prima cordata, dal momento che il Gruppo Pini ha delocalizzato all’estero la maggior parte della propria produzione”.

“La complessità della vertenza Ferrarini – chiosa con preoccupazione il consigliere regionale – rischia di avere ricadute importanti sui nostri territori sia in termini di occupazione sia in termini di valorizzazione delle eccellenze emiliano-romagnole. La situazione deve coinvolgere un interessamento della Giunta regionale, e un intervento presso il Ministero delle Finanze che faccia chiarezza sulla partecipazione di AMCO”, conclude il consigliere.