Calvano e Zappaterra (PD): ‘L’azienda non rispetta il principio di responsabilità sociale verso i dipendenti e il territorio’

Dopo le recenti comunicazioni alle segreterie provinciali di Fiom-Cgil e Fim-Cisl da parte dei vertici del Gruppo Ferroli, azienda madre della Lamboghini Calor di Dosso, Paolo Calvano e Marcella Zappaterra portano di nuovo il caso in Regione.

Ieri nella sede di Unindustria a Ferrara, i sindacati della Lamborghini Calor e l’azienda si sono incontrati per discutere l’attuazione del piano industriale.

“Nel corso del vertice, però, è arrivata la doccia fredda: l’azienda ha comunicato l’avvio, già da gennaio 2017, della cassa integrazione a zero ore per le 44 unità in esubero oltre a disincentivanti condizioni per le eventuali procedure di mobilità volontaria e per il trasferimento alla sede veneta di parte del personale dei settori commerciale, logistica e amministrazione con un riconoscimento minimo e momentaneo di disagio” richiamano i consiglieri regionali PD.

Era solo il 20 settembre quando al Ministero dello Sviluppo Economico si è svolto il primo incontro in merito alla vertenza del Gruppo Ferroli alla presenza dei rappresentanti dell’azienda, sindacati e delle Regioni Emilia-Romagna e Veneto. In quell’occasione le parti concordarono sulla necessità di continuare il confronto in sede ministeriale per raccordare le iniziative utili ad accompagnare la difficile fase di ristrutturazione aziendale avviata a luglio. Inoltre, la Regione Emilia-Romagna in sinergia con il Ministero, aveva dichiarato di essere interessata a sostenere progetti di ricerca e sviluppo che l’azienda avesse inteso sviluppare nel sito produttivo della Lamborghini Calor di Dosso, come già in altri casi analoghi.

“Abbiamo depositato nel pomeriggio di oggi – spiegano i consiglieri –  un’interrogazione per chiedere alla Giunta regionale quali erano precisamente gli accordi raggiunti al tavolo tra le parti convocato lo scorso settembre e per chiarire quali strumenti la Regione Emilia-Romagna possa attivare per far fronte all’attuale situazione di emergenza”.

“L’accelerazione dei tempi decisa unilateralmente dall’azienda e le condizioni proposte ai lavoratori in merito alle procedure di mobilità e al trasferimento in altra sede non rispettano assolutamente il principio di responsabilità sociale che dovrebbe caratterizzare l’atteggiamento di un’azienda nei confronti dei propri dipendenti e neppure rispondono agli impegni inizialmente assunti” stigmatizzano Calvano e Zappaterra.