La dichiarazione del capogruppo PD in Regione Emilia-Romagna Stefano Caliandro.

“Come ha già chiarito il deputato Marco Di Maio, a Predappio non nascerà nessun museo del fascismo ma un luogo che ricostruirà la storia del Novecento italiano e spiegherà come sia stato possibile che un intero popolo si sia consegnato nelle mani di regimi totalitari, ed anche l’Anpi nazionale è coinvolta in questo percorso.

Se dunque l’intenzione è quella di creare un luogo di memoria sui crimini fascisti ben venga.
Credo tuttavia che possa essere questa l’occasione per riaffermare la richiesta di integrare il reato di apologia di fascismo (previsto all’articolo 4 della cosiddetta legge Scelba) anche con riferimento alla vendita e diffusione di beni, gadget o oggetti vari con immagini del regime fascista e nazista.
Nei mesi scorsi – in sintonia e coerenza con il preambolo dello Statuto regionale che ricorda come la nostra Regione “si fonda sui valori della Resistenza al nazismo e al fascismo e sugli ideali di libertà e unità nazionale…” – come gruppo PD in Regione Emilia-Romagna abbiamo già portato avanti questa richiesta attraverso una risoluzione (prima firmataria Nadia Rossi) che invita la Giunta ad attivarsi perché il reato di apologia del fascismo venga integrato e inserito nel codice penale, prevendo la repressione di reati specifici legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo.
Credo che questa richiesta oggi sia ancora più importante ed attuale davanti alla notizia del Museo.
Predappio vuole diventare con questo progetto luogo di memoria e non di rievocazioni nostalgiche. Bene quindi fa il Sindaco a tenere viva la memoria di quel terribile ventennio a cui non può continuare ad essere accostato uno scellerato turismo che, con la vendita di quegli offensivi gadget, alimenta il dolore di chi ancora oggi sente vivi gli ideali della Resistenza e il dovere civico di commemorare le tante vittime innocenti del fascismo”.