La consigliera regionale del PD Luciana Serri commenta i dati Istat sul mercato del lavoro regionale e in particolare modenese.

Ci fanno ben sperare i dati forniti dall’Istat sul mercato del lavoro regionale e in particolare modenese del 2016, che prosegue finalmente un trend di crescita costante che non si vedeva da un decennio. Nel modenese il tasso di disoccupazione si è fermato al 6,6%, in calo dell’1,3% rispetto al 2014. Ciò che è veramente confortante è che gli indicatori relativi al lavoro appaiono tutti positivi a Modena: salgono le forze di lavoro (+2,4%), mentre sono in netto calo le persone in cerca di occupazione. Questo accade con minore spinta ma ugualmente positiva a livello regionale complessivo. Parallelamente in provincia di Modena risultano in aumento sia il tasso di attività, sia il tasso di occupazione, passando dal 2015 al 2016 dal 71,3% al 73,8% il primo e da 65,1% a 68,8% il secondo.
Sul tema del lavoro in questa legislatura ci siamo dati un obiettivo chiaro e ambizioso attraverso lo strumento del Patto per il Lavoro, e al secondo anno possiamo dire con fierezza di aver rispettato gli impegni presi.

Nel periodo luglio 2015 – giugno 2016 sono aumentati di 13.000 unità gli occupati. Significativo in particolare l’aumento nell’agricoltura. Il settore invece che assorbe il maggior numero di occupati è quello dei servizi (55,3%) seguito dalla manifattura (41,4%), decisamente superiore a quello rilevato negli alti ambiti di riferimento (Regione, nord-est, Italia). L’export ha infatti mostrato un buon incremento, raggiungendo nell’intero 2015 il valore massimo degli ultimi otto anni. Modena si è confermata la seconda provincia per ammontare di export in regione e l’ottava a livello nazionale (cresciuto nell’ultimo anno del 3,4%).

Siamo di fronte ad una nuova rivoluzione industriale e di mercato, un cambiamento profondo e strutturale che ha causato una netta divaricazione tra le imprese e i territori che sono stati in grado di inserirsi con capacità di innovazione nel contesto globale e la vasta area di imprese e territori che invece sono rimasti al margine. I dati recenti dell’Istat ci dicono che Modena e l’Emilia-Romagna si candidano ad essere snodi cruciali di questa nuova rivoluzione industriale anche in funzione del rilancio dell’obiettivo della piena e buona occupazione.

Siamo convinti che ciò sarà possibile se sapremo dare dignità anche all’ultimo dei cittadini. Il Reddito di solidarietà che abbiamo appena approvato tiene conto dell’aumento del rischio di povertà e di esclusione sociale, così come dell’esplosione della disoccupazione giovanile e della precarietà professionale che hanno segnato un’intera generazione e che la Regione cerca di contrastare attivamente destinando molta parte dei fondi europei per la formazione, l’orientamento, la formazione tecnica con l’obiettivo di favorire un più positivo incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Queste politiche intendono dunque contrastare le fragilità, aumentate in questi anni purtroppo anche nei nostri territori.

Questi dati ci danno molta speranza. Il nostro impegno è quello di creare proposte politiche per costruire un territorio sempre più aperto, inclusivo, solidale, competitivo.
Senza però abbassare la guardia, cercando di non lasciare indietro nessuno, lottando contro le disparità economiche e territoriali, che ancora permangono.