A 70 anni dalla prima volta al voto delle donne italiane, la Giunta e l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna hanno celebrato questo significativo anniversario con un convegno dedicato alle “Madri della res publica”.

Tra i relatori anche Roberta Mori, Presidente della commissione regionale Parità e diritti delle persone e coordinatrice nazionale degli organismi di parità, che è intervenuta in particolare sul tema della rappresentanza femminile nelle sedi istituzionali, che ha colto l’occasione per annunciare un’importante novità.

“Le elette sono le prime, oggi, a farsi carico dell’eredità delle nostre madri costituenti e lo devono fare con onore e senso di responsabilità. Dobbiamo valutare la qualità della nostra democrazia anche dal riconoscimento e dal peso della presenza femminile nei luoghi della partecipazione e della decisione. Ecco perché come coordinamento nazionale degli organismi di parità – ha annunciato la Consigliera regionale PD Roberta Mori – abbiamo sottoscritto un protocollo con il coordinamento nazionale dei difensori civici regionali, presieduto da Lucia Franchini, per vigilare sulla corretta applicazione della Legge Delrio, in particolare rispetto all’obbligo di prevedere almeno il 40% di presenze femminili nella composizione delle giunte comunali”.

“La strada tracciata per rendere strutturali le politiche di parità si compone di tante alleanze e azioni rendicontabili per contrastare le disuguaglianze, proprio come è il protocollo di collaborazione con la difesa civica. Sono anche altri gli strumenti predisposti in Emilia-Romagna a seguito dell’introduzione, avvenuta esattamente due anni fa, della Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere; tra questi – cita la Presidente della Commissione Parità dell’Assemblea Legislativa –l’introduzione della medicina di genere nel prossimo piano regionale socio-sanitario, l’approvazione del Piano regionale contro la violenza sulle donne con il coinvolgimento delle agenzie educative per i progetti di prevenzione”.

“Inoltre segnalo la collaborazione con il dipartimento di lingue, letterature e culture moderne dell’Università di Bologna per tradurre in inglese, francese, spagnolo e arabo la nostra legge per renderla comprensibile ad un più ampio numero di donne e uomini. Lo abbiamo fatto – conclude Mori – perché con la legge di cui ci siamo dotati, prima Regione in Italia, possiamo dire di aver reso esigibili alcuni diritti prima solo dichiarati e che contribuiranno allo sviluppo complessivo della nostra Regione in chiave europea, di una Europa che finalmente metta al centro la lotta alle disuguaglianze”.