“Un importante progetto di legge che armonizza le norme regionali in materia di welfare al riordino istituzionale e cioè al superamento delle province e che introduce significative novità in tema di politiche giovanili, sociali, abitative”.

Commenta così Ottavia Soncini, consigliere regionale del Partito democratico e relatrice in Aula per la maggioranza, l’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa del progetto di legge sulle Modifiche legislative in materia di Politiche sociali, per le giovani generazioni e abitative, conseguenti alla riforma del sistema di governo regionale e locale.

“Una legge per modificarne sette ora vigenti”, spiega Soncini, “una legge che di fatto contiene al suo interno le modifiche e gli aggiornamenti normativi ad alcune leggi regionali a seguito delle riforma sul riordino istituzionale approvata lo scorso anno. Vi sono, inoltre, adeguamenti dovuti anche a nuove leggi nazionali che nel frattempo sono subentrate e che come sempre richiedono un update giuridico”.

“Abbiamo introdotto”, prosegue Soncini, “una valorizzazione di tutti gli attori e i soggetti che nel territorio si occupano di politiche per i giovani e per gli adolescenti. Lo abbiamo fatto innanzitutto rafforzando il ruolo e il coinvolgimento delle famiglie, anche in associazione tra di loro. Introduciamo un monitoraggio, in capo alla Regione, della rete di tutti i soggetti impegnati sul tema, nell’idea di rafforzare le sinergie fra istituzioni pubbliche, servizi, famiglie e tutte quelle che definiamo agenzie educative, con ciò intendendo la rete privata di tutte quelle realtà che, laiche o di ispirazione religiosa, rivestono un ruolo fondamentale nella crescita personale, civile e culturale dei giovani”.

“Ci proponiamo con questa legge”, continua Soncini, “di valorizzare e promuovere ulteriormente l’attività degli oratori, anche per la prevenzione alla dispersione scolastica, facendo riferimento al lavoro in comunità e alla rete dei servizi integrati sul territorio. Senza voler dare una definizione formale di oratorio, quello che si fa è inserire la loro attività entro il più ampio mondo delle agenzie educative che si occupano di giovani, riconoscendogli dunque una funzione sociale ed educativa”.

“Ci proponiamo inoltre”, aggiunge Soncini, “di inserire appieno i Centri per le famiglie – 32 in Regione hanno convenzione con diversi comuni – entro la rete dei servizi territoriali, definendone ruoli e competenze in materia puntuale e richiedendo loro un coordinamento d’ambito distrettuale. Ci proponiamo di rendere più incisivo il ruolo dei cittadini, delle famiglie e del privato sociale, prevedendo inoltre la possibilità di affidamento, da parte dei Comuni, di attività del Centro per le famiglie a idonei soggetti del terzo settore”.

“Per quanto riguarda invece l’affido familiare”, spiega Soncini, “adeguiamo la normativa regionale a quella nazionale. In Emilia Romagna abbiamo infatti un numero di affidi familiari inferiore rispetto a quelli di altre regioni e prevalgono quelli in comunità. Abbiamo definito dunque una gerarchia dei soggetti a cui possono essere affidati i minori: al primo posto le famiglie, poi i nuclei mono-genitoriali, quindi le strutture residenziali. In poche parole vogliamo dare la spinta all’affido familiare, senza continuare a promuoverlo solo a parole. Ovviamente resta la decisione del giudice, che può decidere destinazioni diverse a seconda dei casi”.

“Altre novità”, puntualizza Soncini, “sono previste per la relazione sulla situazione delle carceri emiliano-romagnole, che diventa triennale e non più annuale, per lasciare maggior tempo di elaborazione dei dati e conferire ad essi maggior significatività; la redazione dell’elenco degli interpreti della lingua dei segni passa per la redazione alla competenza regionale; fra le azioni a favore dei bambini ricoverati inseriamo un richiamo alle pratiche di sostegno psicologico, come può essere la clown terapia, praticata in molti ospedali della nostra Regione”.

“Una legge, dunque”, conclude Soncini, “che ridefinisce e attualizza alcune norme regionali in materia di politiche sociali provando a rispondere a molteplici esigenze emerse durante il confronto con gli attori principali del settore. Una legge articolata che mette al centro le famiglie quali motore e traino per le politiche giovanili e sociali, lasciando alle Istituzioni un ruolo di supporto, di monitoraggio, di coordinamento. Una legge, infine, che non intende indicare ai giovani un percorso standard da seguire ma va nella via della semplificazione e dell’accompagnamento supportando agenzie educative e oratori come luoghi che tutt’oggi ricoprono, tra le tante difficoltà del momento, un’importanza di prim’ordine”.