La dichiarazione del Presidente della Commissione assembleare IV Politiche per la Salute e Politiche sociali Paolo Zoffoli.

Lo scorso 7 febbraio in Assemblea legislativa abbiamo discusso e approvato una risoluzione per impegnare la Giunta a mantenere costante l’impegno della Regione Emilia-Romagna, anche in fase di riorganizzazione della rete ospedaliera, nella prevenzione e nella cura del diabete e ad attivarsi presso le sedi più opportune affinché venga sviluppata ed attualizzata la legislazione a tutela dei lavoratori affetti da questa patologia. 

Un’occasione per riaccendere le luci e i fari su una patologia che sempre di più oggi è presente nei nostri territori. I numeri sono importanti, ma è anche importante la risposta che la nostra Regione dà rispetto a questa patologia.

In Emilia-Romagna già da vent’anni esiste una particolare attenzione nei confronti sia della prevenzione che dalla presa in carico del diabete attraverso un lavoro di integrazione fra i vari professionisti ospedalieri e territoriali e fra le associazioni di volontariato che operano per questo.

Nel 2014 la Regione ha recepito le indicazioni del Piano nazionale della malattia diabetica e ha costituito, a livello regionale, il Comitato di indirizzo della malattia diabetica, dove sono presenti i professionisti dell’assessorato, delle ASL, dei territori che assieme hanno il compito di elaborare le linee guida sia per l’età pediatrica che per l’età adulta, anche con riferimento ai modelli organizzativi e ai percorsi assistenziali.

È chiaro che a livello locale sono diverse le professionalità che si adoperano per cercare di affrontare il problema, perché esistono degli approcci per il diabete pediatrico, per il diabete mellito di tipo 1 e di tipo 2. È sempre più presente, con l’invecchiamento della popolazione, il diabete cronico per quello che riguarda le persone anziane. Sono diversi gli approcci sul territorio a questa malattia, sia a livello ospedaliero che professionistico, ma un ruolo importante su tutto questo lo hanno i medici di medicina generale che svolgono un ruolo di regia.

Sempre di più nelle Case della salute deve essere presente un’attenzione nei confronti di queste malattie croniche attraverso gli ambulatori per patologia che, usando la medicina proattiva, prendono in carico gli anziani affetti da questa malattia cronica per cercare di aiutarli, soprattutto quelli soli, nei confronti di queste tematiche.

Un ruolo importantissimo rispetto al diabete è anche quello delle associazioni di volontariato, che sono spesso costituite da famiglie che hanno in casa ammalati di questa patologia, ma non solo, e che svolgono approcci importanti per contribuire, da una parte a collaborare con le Istituzioni e con i professionisti per la gestione della malattia, e dall’altra per tenere attenzionato e verificato il sistema, in modo da avere sempre di più la garanzia che la risposta sia quella giusta in base ai bisogni.

Un’altra cosa importante a cura della Regione sono i workshop. Negli ultimi anni sono stati fatti due workshop importanti per cercare di coinvolgere un po’ tutti i mondi che operano sul diabete e per fare il punto della situazione sul modo di affrontare e di approcciare il diabete anche in funzione delle nuove strumentazioni, delle nuove tecnologie e dei nuovi approcci terapeutici.

Cogliamo l’occasione di questa risoluzione, che aveva già due dispositivi molto importanti, per aggiungerne altri due, proprio perché credo sia importante che l’assessorato venga a relazionare in Commissione sull’attuazione delle linee programmatiche regionali, con particolare riferimento alla diffusione degli strumenti di ultima generazione, soprattutto nelle scuole. Questi strumenti di ultima generazione, che mi dicono essere presenti anche nei nuovi LEA, permettono un’autonomia importante dei bambini soprattutto a scuola dove, prima, avevano dei percorsi molto problematici.

L’altro dispositivo mira al proseguimento della politica regionale di coinvolgimento delle associazioni di Volontariato.

Approfitto per ribadire che le associazioni di Volontariato sono un interlocutore molto importante rispetto a questa patologia e credo che potrebbe anche essere interessante, da parte della Commissione, sentire e ascoltare le buone pratiche che le associazioni pongono in essere nei territori per cercare di collaborare con le Istituzioni per affrontare nella maniera migliore questo problema