È in corso il dibattito in aula nella seduta odierna dell’Assemblea legislativa a Bologna.

“La Regione Emilia-Romagna è pronta alla sfida dell’autonomia”. Ne sono convinti i consiglieri regionali Pd Katia Tarasconi e Gian Luigi Molinari, favorevoli alla proposta di potenziamento dell’autogoverno del sistema territoriale regionale. “Condividiamo – spiegano – il percorso finalizzato all’acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ma senza derive secessioniste e restando, a scanso di equivoci, una Regione a statuto ordinario”, puntualizzano gli esponenti Pd. “Sì, perché – incalzano i consiglieri piacentini – i quesiti referendari di Lombardia e Veneto non hanno senso: ciascuna Regione può ricorrere all’articolo 116 della Costituzione che formalmente consente questo iter, senza dover arrivare a spendere risorse per il referendum. Nel dibattito politico è come se chiedessero che Lombardia e Veneto diventassero a Statuto speciale”.
In altre parole: “la linea assunta dai governatori leghisti Zaia e Maroni, che si avvalgono delle forme di consenso popolare in modo strumentale, è inutile e non ha ragione d’essere, infatti l’Emilia Romagna ha scelto la via negoziale indicata dalla stessa Corte costituzionale senza ricercare plebisciti propagandistici che, al di là dell’esito, nulla aggiungeranno a quanto già previsto. Ci venga quindi spiegata – continuano Tarasconi e Molinari – la necessità di spendere cifre esorbitanti che oscillano tra i 30 e i 50 milioni di euro per ritrovarsi nella stessa condizione di partenza, con l’avvio dell’iter procedurale contemplato regolarmente per qualunque Regione ne faccia richiesta così come sta facendo la nostra. Perché appare quasi scontato che vincerà il Sì: perché mai un cittadino non vorrebbe avere più autonomia e più risorse per beneficiare di ulteriori servizi?”
“La nostra Regione – affermano – ha le capacità per gestire bene, talvolta meglio, alcuni settori: abbiamo avviato l’iter di confronto con le altre forze politiche e crediamo che lo sviluppo del territorio in ambiti cruciali come lavoro e internazionalizzazione delle imprese, welfare e sanità, formazione e istruzione possa beneficiare di un cambio di passo emancipandosi dal Governo centrale. È tutto interamente basato su una idea di sviluppo, attraverso una programmazione più circoscritta alle esigenze della Regione, in modo che ci sia una gestione delle risorse meglio ponderata”.
“Non abbiamo quindi alcuna titubanza nell’affermare che siamo pronti alla sfida; un percorso – spiegano – che si concluderà nella seduta assembleare del 3 ottobre con il voto su una risoluzione, fondamentale per conferire al presidente Bonaccini piena facoltà nell’avviare il negoziato col Governo. Scontato dirlo: gli approcci di valore sull’autonomia sono completamente diversi rispetto ad altri gruppi assembleari, ma l’auspicio – dicono – è che le altre forze politiche non innalzino barricate e condividano tale proposta. Tutto questo potrebbe essere quanto mai utile per andare, ad esempio, verso un’integrazione dei sistemi di istruzione professionale e formazione professionale così come, nell’ambito delle politiche per il lavoro, per legare le misure passive, di competenza dello Stato, a quelle attive, di competenza regionale”.
Secondo i consiglieri piacentini, sarà preziosa un’autonomia aggiuntiva in ambiti quali la rigenerazione urbana, l’antisismica, la tutela del territorio e dell’ambiente con la programmazione degli investimenti infrastrutturali. “Si tratta di fare proposte concrete su cui stiamo lavorando, in attesa che ci sia poi il via libera dal Parlamento”