Calvano: “Le fusioni nel copparese per rispondere ai bisogni. I comuni che si isolano ci perdono”

Zappaterra: “I cittadini hanno valutato la scelta migliore per il futuro”

 

Tornano in consiglio regionale, per l’approvazione finale, i progetti di legge sulle fusioni del ferrarese. È stata approvata all’unanimità la fusione tra i comuni di Tresigallo e Formignana, che hanno deciso di dar vita al nuovo comune di Tresignana. Soddisfatto il relatore Paolo Calvano. Dello stesso parere anche la consigliera Marcella Zappaterra, relatrice della legge per i comuni di Berra e Ro.

 

<<Il coraggio di quelle comunità, sancito dal netto risultato refendario, di fare questo passo verrà premiato dalla Regione e dallo Stato con un contributo di 12 milioni di euro in 10 anni – dice il consigliere Paolo Calvano –. Questa fusione, insieme a quella fra i comuni di Berra e Ro, deve rappresentare un’occasione per rafforzare l’Unione Terre e Fiumi, già riconosciuta come una delle più efficienti ed efficaci in regione e che ora potrà puntare a migliorarsi ancora. Chi ha deciso di scommettere sulla fusione e ha deciso di non abdicare all’Unione oggi è stato premiato, chi invece purtroppo ha deciso di isolarsi, come il Comune di Jolanda di Savoia, oggi si trova a dover gestire da solo un buco di 2,8 milioni di euro, con tagli consistenti a servizi per l’infanzia, a quelli scolastici, al servizio bibliotecario e alle retribuzioni dei dipendenti comunali>>.

 

Secondo Calvano in un territorio come quello ferrarese, soggetto ad un evidente calo demografico, le fusioni fra comuni e l’unione delle forze <<rappresentano una risposta strutturale e una grande opportunità per rimanere o tornare ad essere comunità con servizi all’altezza dei desideri e dei bisogni dei cittadini>>.

 

A seguito dell’approvazione del pdl anche Marcella Zappaterra commenta positivamente: <<le comunità di Berra e Ro hanno accolto la proposta dei due sindaci di dar vita al comune unico per superare le attuali difficoltà che avrebbero condannato i singoli piccoli enti a non essere più in condizioni di dare risposte ai cittadini. La fusione era l’unica speranza per fronteggiare le esigenze di manutenzione del territorio di una vasta superficie come quella attuale di Riva del Po, istituire nuovi servizi di prossimità e predisporre un progetto di sviluppo capace di coinvolgere anche i territori del vicino Veneto. Il caso di Riva del Po ha dimostrato che quando il referendum non si trasforma in una competizione tra partiti i cittadini possono entrare nel merito della questione e valutare la scelta migliore per il loro futuro>>.