Il piano del Governo per le trivelle nel Mediterraneo, la dichiarazione della Capogruppo Pd in Emilia-Romagna Marcella Zappaterra

 

Se l’intenzione del Governo Meloni di riaprire i giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo, trivellando al largo del Delta del Po patrimonio Mab-Unesco, è l’unica ricetta per contrastare la crisi energetica, penso che non si potesse partire peggio. Non solo sarebbe un grave ritorno al passato, ma si creerebbero danni irreparabili per il futuro dell’ambiente marino, del sistema paesaggistico ma anche per l’economia della pesca e del turismo locali. Il Delta del Po emiliano-romagnolo e quello veneto non possono essere agnelli sacrificali per un governo che dimostra di avere poche idee e vecchie.

Le trivelle in Adriatico, nei giacimenti abbandonati da un decennio, sono evidentemente un rischio dal punto di vista della subsidenza. Si vogliono compromettere la morfologia marina e a lungo andare anche le attività delle comunità locali.

Il Ministro Adolfo Urso (FdI) è corso ai ripari annunciando che la laguna di Venezia non sarà interessata dal piano del Governo, ma agli abitanti del Polesine, di Goro, di Comacchio e agli operatori economici di quelle zone non ha nemmeno rivolto un pensiero o una rassicurazione in termini di confronto. La strategia del Governo è pericolosissima. Non voglio nemmeno citare quanto vergognoso sia il voltafaccia di chi faceva propaganda “contro le trivelle” come Salvini e la Lega e oggi scivola su quello stesso tema. Ancora peggio è riuscito a fare il Senatore Balboni che appena un anno fa si faceva fotografare sulle banchine del porto di Goro tra le bandiere di Fratelli d’Italia e quelle col motto “STOP Trivelle”. Sarebbe semplicemente ridicolo, se non fosse privo di qualsiasi attenzione al futuro delle popolazioni e della sostenibilità ambientale.

 

Marcella Zappaterra, Consigliera e Capogruppo Pd Assemblea Legislativa Emilia-Romagna