Il tentato colpo di stato del 15 luglio scorso in Turchia ha portato alla formalizzazione dello stato di emergenza che si è concretizzato in migliaia di arresti, la cancellazione di oltre diecimila passaporti e più di 65 mila epurazioni decise dalle autorità turche per numerosi dipendenti pubblici, insegnanti e magistrati che sono stati sospesi dal proprio incarico.

Sono poche le informazioni che dalla Turchia trapelano senza essere passate dal filtro della censura. Il vicepremier e portavoce del governo Numan Kurtulmus ha annunciato, insieme alla proclamazione dello stato di emergenza, la sospensione della Convenzione europea sui diritti umani.

“Già da tempo le istituzioni internazionali ed europee denunciano una deriva autoritaria della Turchia con gravissime conseguenze in particolare sui gruppi più vulnerabili, le opposizioni e le minoranze, come quella curda, la libertà di informazione. In questo quadro desta grave preoccupazione anche la condizione delle bambine e donne turche, che assistono ad una limitazione dei propri diritti anche collegata alla sempre più forte tendenza anti laicista. Non bisogna far passare nel silenzio quanto sta accadendo – commenta Lia Montalti, prima firmataria di una risoluzione dedicata al tema – Condanniamo il tentato golpe, ma riteniamo anche che le istituzioni italiane ed europee si debbano esprimere in maniera formale, mettendo in campo tutte le azioni possibili per far sì che la Turchia si impegni a ripristinare lo stato di diritto ed il rispetto dei diritti umani”.

“La Brexit e la crisi internazionale, anche legata al terrorismo, mettono in luce come ci sia bisogno di un’Europa unita che sappia prendere posizione e sostenere i propri valori fondativi quali – prosegue Montalti – lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, citando alcuni dei valori riconosciuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. E tali principi – prosegue Montalti – vanno ribaditi con ancor più convinzione in relazione a quei paesi, come la Turchia, che hanno in atto un negoziato di adesione alle UE e che sono coinvolti in relazioni internazionali stabili con la compagine europea”.